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hooverine
22 gennaio 2008
talloni

Mio padre era un insonne. Non credo avesse problemi particolari a prendere sonno, era un insonne per scelta. Lo so perché anche io lo sono. Posso addormentarmi in qualunque momento in qualunque posizione in qualunque luogo. Però mi piace restare sveglia mentre tutti dormono. Lo facevo spesso quando abitavo dai miei, o nei mesi in cui ho vissuto da sola nella grande casa dai soffitti alti. Restare sveglia mentre gli altri dormono è una solitudine felice. Ho sempre pensato che mio padre non riuscisse a vivere con noi, per quanto si sforzasse. Prima che si ammalasse, era sempre l'ultimo ad andare a dormire. Lo sentivo camminare per casa, e riuscivo a immaginare perfettamente tutti i suoi gesti. Lo capivo dallo scricchiolio delle sue ginocchia e soprattutto dal tonfo dei talloni sul pavimento. Camminava sempre a piedi nudi, anche d'inverno. Sentivo il rumore del'accendino, e il tintinnio del bicchiere. Riconoscevo il suono del vino che esce fuori dalla bottiglia, e lo scollamento della guarnizione del frigorifero quando si apre lo sportello. Sentivo tutto, anche se il mio letto si trovava in una posizione diametralmente opposta alla cucina. Certe volte lo sentivo sfogliare le tesi, gli abstract, i programmi dei congressi. In mutande e maglia di lana, sigaretta, posacenere (sempre lo stesso, da una vita) e la luce del neon crudissima e fredda. Lavorava così, solo dopo che tutti noi eravamo andati a dormire. Non ha mai pensato di sistemarsi uno studio in casa, anche se avrebbe avuto lo spazio per farlo. Era per lui impensabile lavorare mentre noi eravamo svegli e impegnati nelle nostre attività quotidiane. Si sentiva costretto da qualche strana legge della convivenza familiare a darci retta, spesso impedendoci di fare quello che stavamo cercando di fare.
Io sono convinta che lui (come me, esattamente come me) vivesse la famiglia come una specie di imposizione, il matrimonio come un male necessario, i figli come un ponte per l'immortalità. Per questo la domenica erano guai. Per questo i periodi di festa erano pieni di tensione. Mio padre stava bene, di notte, mentre noi dormivamo. Ci sapeva tranquilli nei nostri letti, e poteva, per qualche ora, fingere di essere solo.
Io, se avessi una famiglia, starei sveglia tutte le notti, a conquistarmi la solitudine. Lo capisco, adesso lo capisco.


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permalink | inviato da hooverine il 22/1/2008 alle 12:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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