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hooverine
30 giugno 2009
No. No. No.
Alla fine ho deciso che no, io la domanda per l'inserimento in graduatoria non la faccio. Il primo motivo, quello principale, e che da sé basta e per di più avanza, è che non sono tagliata per l'insegnamento. Ci ho provato, saltuariamente, per due anni, e non è andata bene.
Poi. Quest'anno c'è una novità: la procedura di identificazione. Devo farmi identificare, prima di presentare la domanda. Devo andare in una scuola a mia scelta, portare i documenti, il tesserino sanitario, farmi riconoscere. Perché? Gli altri anni non era necessario. Cos'è cambiato stavolta? La prossima volta ci chiederanno le impronte digitali?*
Poi. Nel sito del Ministero dell'Istruzione spiccano come mai prima le scuole paritarie. In questi anni di demolizione della scuola pubblica l'esistenza stessa delle scuole paritarie è uno sgarbo. Fossero delle scuole sperimentali, fossero degli istituti dai risultati strabilianti, e invece no. Quindi mi fanno arrabbiare.
Infine. Non voglio lavorare per lo stato. Non per questo stato. Voglio fare finta che non ci sia. Pagare le tasse chiudendo gli occhi cercando di dimenticarlo prima possibile. Incrociare le dita sperando di non dover ricorrere a cure mediche che non possa sostenere. Morire prima di arrivare all'età della pensione (o magari, e sarebbe meglio, non aver bisogno della pensione). A meno che non cambi qualcosa nel frattempo. A meno che non cambi in maniera sostanziale. Non ho votato questa volta. Non ci sono riuscita. E dire che ho sempre fatto di tutto per trovarmi puntuale e armata di carta d'identità e tessera elettorale tutte le volte che si doveva. Quest'anno no. E chissà la prossima volta. E figuriamoci se accetto di farmi bersaglio di vessazioni da parte di ministri che hanno deciso di dar battaglia al pubblico impiego. E figuriamoci se accetto di farmi chiudere in casa se mi viene l'influenza. E figuriamoci se accetto di correggere le tracce della maturità che qualche incapace stila tutti gli anni mettendo assieme la schiuma di questi tempi. E figuriamoci se accetto di assistere all'emarginazione degli studenti stranieri. E figuriamoci se tocco i libri di testo che verranno. Nutro grande rispetto per chi svolge il mestiere dell'insegnante con passione e dedizione (sono pochi, in verità). È bene che ci sia qualcuno a presidiare.
Io, no.


*promemoria: quando ci chiederanno le impronte digitali al momento del rinnovo della carta d'identità, non diamogliele.


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permalink | inviato da hooverine il 30/6/2009 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
3 luglio 2007
missiva

Oggi, a un mese esatto dalla tua morte, sono tornata a scuola a fare gli orali della maturità, raffreddata e in tensione come se toccasse a me essere interrogata.
Oggi, tornando a casa, in autostrada, mi sono accorta di come la mia attenzione sia catturata dalle scritte presenti sui teli dei camion. Annoto mentalmente il logo, la nazionalità, i colori. Moltissimi provengono dall'Europa dell'Est, alcuni invece da Nicolosi (giusto per fare un esempio).
Lungo questa autostrada, che ho percorso cinque giorni alla settimana per sette mesi di fila, ho i miei punti di riferimento che segnano l'avvicinarsi del casello; ci sono le mie case preferite, specie quelle tra Finale e Feglino; ci sono alcuni autogrill in cui a volte mi fermavo a fare colazione alle sette e mezza in compagnia dei camionisti (moltissimi sono esteuropei, alcuni invece di Nicolosi). Restano ancora due giorni, e non avrò mai più buone ragioni per andare ad Alassio, ovvero per andare lì in quella scuola in cui nulla sembra funzionare.
Stasera ho cucinato una torta al limone ascoltando i Supersystem. Verrà scura, perché ho usato lo zucchero di canna. Oggi, leggendo su Repubblica un articolo di Piero Citati (in cui si chiedeva che venissero raddoppiati gli stipendi degli insegnanti), ho avuto la certezza, lucida e precisa, di non essere un'insegnante, di non volerlo diventare, per l'esattezza ho avvertito la sensazione di non essere assolutamente niente, di non voler essere assolutamente niente, di volermi azzerare per poter cominciare a dire di essere davvero una persona, e non un ruolo, un fantasma, il feticcio di qualcun altro.

Come avverrà questo azzeramento, non lo so. Non so nemmeno perché ti scrivo questa lettera, visto che ormai da tempo non credo più nell'onniscienza dei defunti. Ma è passato un mese esatto dalla tua morte (ecco, proprio in questo momento), e oggi i ricordi mi trafiggono più che ieri o avantieri. Però ho un pensiero dolce oggi: non diventerò una madre, ma partorirò una storia, fosse anche a sessant'anni, del resto Bufalino è uscito allo scoperto da vecchio, certo, se l'è goduta poco perché poi è morto, ma vuoi mettere la soddisfazione?

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