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hooverine
3 dicembre 2007
come se
Da quando ho deciso di scrivere il RS, è come se fossi incinta. Per adesso non faccio nulla di concreto, a parte immaginare e costruire situazioni. Prendo brevi appunti indecifrabili, leggo libri. Oggi ho scoperto che mestiere fa la protagonista, e forse ho trovato l'incipit. Non ho fretta, perché so che la gestazione porterà a qualcosa, in tempi più o meno lunghi. Quindi ascolto il battito della creatura, e aspetto.
Se comincio ad ingrassare di nuovo, dopo i sei chili appena perduti, m'incazzo.


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19 novembre 2007
acetilsalicilico


Ho la febbre.
Tutte le volte che accade mi tornano in mente i pomeriggi di dieci anni fa. Ma non esiste un modo per non ricordare? Yoga, lobotomia? No, eh?
Ho la febbre, e non potrò andare a questo concerto. Mi dispiace, mi dispiace davvero. Ho perso quasi tutti i concerti a cui avrei voluto assistere in questi ultimi giorni, tranne quello dei Bachi da pietra, ma quando sono arrivata stavano praticamente per finire.
Ho la febbre, e potrei cominciare il Romanzo Scemo. Ho la storia, che però sono tentata di usare per un altro fumetto.
Storie d'altronde ce n'è quante se ne vuole, ma devo fare i compiti, scrivere un articolo di cronaca inventando testimonianze e interviste. Non ne ho voglia. È la febbre.
Firmeremo il contratto, venderemo. Sono gli affari, no? Cosa ne farò, di tutto quel denaro? Comprerò una casa? Prenoterò una lobotomia? Un'isterectomia? Andrò davvero in Giappone, come mi piacerebbe? E poi, a marzo, cosa farò? Lavorerò a Milano? Tornerò in Liguria? Tornerò a Catania? Andrò in Germania? E i primi capelli bianchi? E le rughe sul collo? E tutto quello che avrei voluto fare, ma? E i ricordi, e la pioggia che cade sulle macerie, e i sogni infranti, e i rimorsi, e quella volta che ho detto no, e tutte le volte che ho detto sì, e io che sognavo la cucina country, tutte balle, in parte è anche colpa di Aronofsky, in parte è colpa delle mie cellule già impazzite, che impazziranno presto, di youporn, del garage, di tutto quanto insomma, ma in special modo è colpa della febbre, dell'aspirina e della novalgina.

30 ottobre 2007
diagnosi
Lui dice che ho un disagio esistenziale.
È vero.

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26 ottobre 2007
mi mancate

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21 ottobre 2007
per carità

Su un forum dedicato al fumetto, ho letto una discussione che dapprima mi ha fatto sorridere, poi mi ha quasi fatto incazzare. E ho cominciato a pensare a certe cose che mi vengono dette (perché non scrivi? perché non pubblichi? perché sei così pigra?). Non scrivo perché in Italia scrivono in troppi e leggono in pochi. Se si invertisse la tendenza forse scriverei - ma d'altra parte quello che vorrei scrivere avrebbe in qualche modo a che vedere con i romanzi russi, e non considerandomi capace di scrivere un romanzo russo, allora non ci provo nemmeno. Potrei invece parlare di sesso, e raccontare episodi poco edificanti della mia vita, oppure altre furbate di questo genere, ma mi annoierei a morte, davvero. Landolfi in un suo romanzo descrive questa noia della scrittura - il bravo scrittore non è colui che scrive bene, ma colui che non cambia idea il giorno dopo. Forse mi basterebbe un po' di costanza, non saprei. E poi pensavo, sempre leggendo quella discussione: che interesse avrei, io, a vendere? ad essere conosciuta? mi sarebbe d'aiuto per campare? non avrò bisogno di lavorare per i prossimi due o tre anni, se non di più. Per onorare la memoria di mio padre, farei bene a bermi tutti i soldi che mi ha lasciato, ma a quel punto dovrei andare a lavorare. Invece no, io, ostinata, mi sono scritta ad un corso, a Milano, in cui si impara a fare i libri. Non a scriverli, ma a farli. Forse, imparando a farli, mi verrà voglia di scriverli. O forse no. Non voglio immettere nel mondo altre storie scadenti, altra carta straccia. Mi sembra una posizione ragionevole. L'unica cosa in cui ho un'irregolare costanza è la compilazione di questo blog, e anche questo blog non è che lo pubblicizzi in giro. Non vado nei siti altrui a dire: eccomi, sono qui, amatemi. I commenti mi fanno venire il magone. Essere fermata per strada (giuro, è capitato) mi fa venire il magone. A me piacciono le cose piccole. Piccoli concerti, piccole etichette, piccole feste. Cinema d'essai, edizioni limitate, settori di nicchia. Nelle cose piccole mi trovo a mio agio, mi sembra di riuscire a comunicare meglio. Un concerto te lo godi di più se puoi guardare in faccia il musicista. Le sale cinematografiche semivuote mi evitano distrazioni sgradevoli come per esempio il tipo dietro di me che racconta alla tipa come va a finire il film. Mia madre dice che sono una snob; più semplicemente soffro di agorafobia, e inoltre mi fa paura la gente. Specie se mi guarda. L'unica volta nella mia vita in cui mi sono ritrovata a fare una cosa grande, non è stato affatto bello.

11 ottobre 2007
punto di non ritorno
Se ho perfino paura di mettermi a piangere, vuol dire che sono arrivata alla frutta.
10 ottobre 2007
un applauso al nutrizionista
... che ha chiamato la mia cellulite forma mediterranea.

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4 ottobre 2007
progetti per il futuro

Una volta ho sentito parlare di un ragazzo che raccoglieva tutti i pezzi di zinco che trovava in giro e li conservava nel portacolori, in modo che poi un giorno avrebbe potuto fabbricarsi una bara a costo quasi zero. C'era qualcosa di sostanzialmente stridente nell'immagine di un adolescente alle superiori che capitalizza metallo inossidabile per la propria sepoltura. Questa cosa mi è tornata in mente sul treno, mentre inserivo le lettere Z-I-N-C-O in un cruciverba. Quel treno mi portava di nuovo indietro sul mare, dopo una sera, una notte e una mattina trascorse a Milano. Perché alla fine è andata così, vado a vivere tre mesi a Milano, e questa cosa mi riempie, alternativamente, di gioia e sconforto. Le ragioni per cui ci vado hanno a che vedere con la mia formazione di giovane editrice intraprendente (ma un buon quindici, venti per cento deriva da vecchie ossessioni dure a morire). Mi dico: non andrò a Berlino, mi accontento di questa città che un giorno un tale, proprio a Berlino, nella sua sala da pranzo ricca di argenti e di bottiglie di vino pregiato, paragonò a Francoforte. In qualche modo mi avvicino alla Germania, dunque.

Consiglio della sera: Atti indicibili, pratiche innominabili di Donald Barthelme.


Ah,non vi ho detto com'è andata a Pisa. È andata buffa, e sono tornata a casa con adesivi, una felpa, un enorme manifesto, e tante copie del librino su Ballard.


Scusate, sono sconnessa. È che mi hanno scoperchiato il cranio, e ci hanno passato sopra un ferro incandescente (vediamo chi coglie questa citazione – un suggerimento: è un film).






Non ho ancora trovato un alloggio: avete qualche amico che cerca una coinquilina che sappia cucinare da dio e che abbia dei buoni dischi da ascoltare? Linkategli il mio blog.

29 settembre 2007
pms
Oggi è sabato, e ieri era venerdi. Solo che il mio venerdi è slittato al sabato. Una volta al mese, come tutte le donne dotate di utero funzionante, me la vedo col signore (o chi per lui).
Oggi ad esempio mi viene da pensare che dovrei smettere di mangiare fino a scomparire, in modo che chi mi sta accanto si accorga di me. Oggi questo pensiero mi appare del tutto plausibile e giustificato: domani non sarà più così. In genere, durante questi giorni neri, farei meglio a stare da sola, senza parlare, lasciando che vada via da sè (oltretutto è molto, molto umiliante dover ricordare periodicamente al proprio compagno la presenza di queste turbe psichiche che, pur ripresentandosi con estrema regolarità, non hanno ancora acquisito lo status di handicap riconosciuto all'interno dell'istituzione della coppia). Purtroppo oggi ci dobbiamo mettere in viaggio per Pisa, e fare indigestione di gente.
Adesso comincio a recitare il mantra della piacevolezza, e ad indossare la maschera della simpatia. Spero di arrivare a fine giornata senza vittime né prigionieri.

Colonna sonora: A Light So Dim, Black Heart Procession

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27 settembre 2007
la desinenza in -ine

Stasera sono nervosa, nervosissima, come se avessi fatto overdose di vitamine. L'esofagite fa la sua parte. L'ansia mi taglia la pelle, e l'unica cosa che riesco a fare è sfuggire alla visione di Steam Boy e ritirarmi al piano superiore, ad ascoltare vecchia musica anni '80. Mi rendo conto di ascoltare quasi solamente vecchia musica anni '80, e fare la figura dell'aliena con chi, invece, non va più indietro dei primi anni '90.

Una tipa di qui ha avuto una storia con Lenny Kaye. Questo mi fa venire in mente che quando avevo diciassette anni ho sognato Lou Reed che entrava dal balcone e mi chiedeva di fare l'amore, e io a dirgli no che sono vergine e tu non mi ami, e quando mi sono svegliata mi sono detta muoviamoci a perdere l'innocenza con qualcuno che mi ama, ché se poi arriva Lou Reed io sono costretta a dirgli di no.

Questo accadeva circa dieci anni fa, una vita fa. Qualche settimana fa ho incontrato il mio primo fidanzato, ed era assurdo vedere come non fosse cambiato, esternamente, almeno, e come mi sentissi a disagio accanto a lui, e come io invece fossi cambiata, internamente, esternamente, e chissà se se ne è accorto.

Stamattina però ho fatto una delle cose più belle al mondo: sistemare a mani nude quattro quintali di legna da ardere, e poi accendere la stufa per la prima volta. E tenere vecchi maglioni sformati e sporcarmi di malta e non lavarmi i capelli. Peccato però che non abbia voglia di parlare.

5 agosto 2007
pesci freschi o surgelati

Pesci freschi da squamare, pescati da non si sa bene chi (ou n'importe pas). Racconto à la Carver. Come sostiene Alberto, la mia è una scrittura molto fisica, intrisa di erotismo di sostanza. Non ho bisogno di parlare di sesso per essere erotica. Questo lo sapevo già, ma mi piace sentirmelo dire. Quasi fosse stato il mio obiettivo.

Scriverò un racconto in terza persona, un po' come gli ultimi post del blog, e un po' come la Esselink1. “La ragazza” è il soggetto. Tempo del presente. Narrazione in tempo reale. Punto di vista interno al racconto, cioè al personaggio. Prelevare alcune frasi dal blog. Oggetto, o tema: rifiuto del cibo, silenzio, ripiegamento. Desquama i pesci con un coltellino, ne sente il profumo, sebbene siano congelati da una settimana. La persona che li ha pescati non c'è più. Lei li desquama, li condisce. Li cucina amorevolmente. È sola. La persona che non c'è più è, ovviamente, il padre. Li cucina, li mette in tavola. Qualche giorno dopo, quando l'odore diventerà insopportabile, li farà andare giù per il cesso. Oppure matrimonio in famiglia. Le zie col cappello alla bersagliera (ottima espressione benniana). Gira tra i tavoli, non incontra nessuno, non parla con nessuno. Contro tutti i cliché che vogliono che ai matrimoni si facciano incontri romantici.

Oppure si parla di musica, musica suonata, concerto punk. O quel che è.

Oppure: tournée. Tournée immaginata. Viaggiano, o si fermano negli autogrill. Alba dopo il concerto a Roma. Si sta assorti a guardare il cielo dal finestrino del camper, pensando ai fatti propri. Si sale verso Milano, per suonare in un centro dove si piange ancora un ragazzo. Da Milano si vira a sud-ovest, Savona, la riviera ligure. Salvo incontra amici che non vede da una vita. Op vedo posti sconosciuti.

Durante i viaggi avverto una sensazione d'acquario. I luoghi sconosciuti mi mettono apprensione. Poi a Torino, busso alle sette del mattino alla porta dei miei zii. Le mariage, buon dio. Devo fare tutto in fretta: la doccia, il trucco. Verrà un po' sbavato (si noterà, per caso, che sono stata in viaggio per tre giorni di fila?). Dormirò in chiesa, forse. O forse mi emozionerò, mio malgrado. In fondo, sono anch'io una ragazza romantica.

Ma tutto questo non è racconto. Tutto questo è autobiografico, e nel peggiore dei modi.

Ad esempio, sarebbe il caso di parlare di F., cioè, non di lei, ma quasi. La ragazzina che esce con i grandi. La piccola bambolina ornamentale. Vorrei scrivere un racconto spietato e brutale. E, al tempo stesso, leggero.

Pensare a Carver. È quello che faccio sempre quando mi viene in mente il mestiere di scrivere. Carver mette una parola dopo l'altra e costruisce racconti meravigliosi. Poi penso a Les bonnes di Genet. Lo specchio, la riflessione del sé su un altro sé e gli interventi sull'altro sé come se fossero praticati su se stesso.

Il pragmatismo diventa una scelta di vita. Una maniera per garantirsi una sorta di coerenza. Mi hanno accusata più volte di essere teleologica. È così, difatti. Non mi muovo se non con un obiettivo. Un obiettivo che varia dalla soddisfazione di un piacere personale al rientro economico. Capita spessissimo, se non addirittura sempre, che io pianifichi le mie azioni in base alle loro conseguenze immediate. Non sono un'impulsiva. Quando un'azione prevede un'incognita, il mio obiettivo è la soddisfazione della mia curiosità. In ogni caso, non faccio mai niente per niente. Mai. Forse è così per tutti gli esseri umani. Ma ha importanza?

Opera di finzione. Fiction, appunto.

Lei proietta se stessa su qualcun altro. No, è difficile.

Loro due sono all'aeroporto in attesa di partire. Non so, mi sa di harmony. Non funziona, l'idea dello spunto.

Vedi, ci tocca partire. Ce ne andiamo? Ci facciamo? Ancora ritornelli, vecchi di vent'anni.

La polvere è composta essenzialmente da acari. Una cipria in putrefazione che riempie le nostre case. Se stai lì a pensarci, ci diventi scemo. Potresti anche decidere di non toccare più nulla – eppure sei tu, la tua pelle infestata dai germi, sei tu la fonte principale dello sporco in cui vivi.

POLVERE. Non sarebbe male un racconto sulla polvere, o che parli della polvere. O di un rappresentante di aspirapolvere, perché no? La polvere, the dust, la poudre.

Sentimentalismi fuori luogo. Adesso prendiamo la decisione più importante. Per farlo necessito di un contatto prolungato all'interno del mio spazio vitale. Mettere in mostra le mie pessime abitudini. Sostituire al suo sogno d'amore una creatura in carne ed ossa. Una creatura difficile, che non smetterà mai di valutare e soppesare. Beh? Siamo rimasti qui? Che noia. E devo pure pisciare. Noia. Noia. Noia.

1Si tratta, probabilmente, di Jelinek.


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permalink | inviato da hooverine il 5/8/2007 alle 16:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
23 luglio 2007
mobbasta

(Hommage à Macno), wagon lits, cellophan, mutande a rigone bianche e nere.

Domani compro il teleobiettivo, quello in dotazione fa schifo. Puah.
/me stasera disgustata, divertita, orfana, senzadio e in attesa di incontri. /me stasera in villa settecentesca, concerto di musica da camera, incontra examante, chi l'avrebbe mai detto, non ci pensi mai, poi capita a uno vicino a te e dici cazzo, non lo dici ma lo pensi, cazzo, ma accidenti, ma perché diavolo ti devi sposare in chiesa? e perché devi fare il ricevimento? e cos'è questa storia della casa, dell'arredamento, dei mobili? /me, chiusa in impenetrabile mutismo, riporta a casa la genitrice e la ubergenitrice, si fa un uovo fritto, beve una birra, rutta e si dichiara ancora una volta soddisfatta della tenuta del suo imene politico.

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