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hooverine
18 dicembre 2006
alcune cose

Come sempre quando manco da un po’, mi trovo in difficoltà con gli aggiornamenti. Tutte le cose che in questi giorni avrei voluto scrivere, hanno perso intensità oppure me le sono proprio dimenticate. Fare un elenco freddo mi annoia (il web è pieno di blog che riportano elenchi, per dare quella sensazione alla Ecce Bombo, vedo gente, faccio cose), allora tirerò fuori dal mio cervello stanco i temi principali, e se ne ho la forza li approfondirò entro la prossima mezz’ora (e poi mi si stanno congelando i piedi e vorrei fare una doccia, ma devo finire quanto prima questo post così sono sicura di pubblicarlo, altrimenti zolfo).

E sia.

Faccio i conti con la didattica, e con una vocazione che non vuole saperne di arrivare. Confermo il fatto che fare l’insegnante non è ciò a cui aspiro, ma d’altra parte accetterò la proroga del contratto fino a luglio. Per denaro, per senso del dovere, per affetto, per denaro, per soldi, per pecunia, per grana, per denaro. I ragazzi oltretutto sono simpatici, anche se ignoranti come delle capre e superficiali in un modo che non si crederebbe possibile, a quell’età. Per fortuna sono quasi tutte ragazze, e i maschi non sono teppisti, anche se uno di loro mi sta sul cazzo, ma così sul cazzo, che se mi gira lo faccio bocciare. Sono stronza? E allora? Non avete conosciuto la mia professoressa di matematica del biennio. Lei sì che era stronza. Io sono simpatica (e poi me lo dicono anche, prof, lei parla in maniera comprensibile, mica in professorese come gli altri), ma non mi faccio prendere per il culo. E, data la mia giovine età, mi ricordo benissimo i sotterfugi e le grandi palle che raccontavo a scuola. Insomma, un po’ va bene, un po’ va male, per quest’anno è andata così, l’anno prossimo non intendo accettare incarichi oltre un raggio di venti km da casa.

Ho ripreso a fare incubi pulp, con inseguimenti, pistole puntate alla testa, coltellate e sequestri di persona. Così la mattina sto male e mi viene da vomitare e arrivo a scuola con le palle girate, ma così girate che ammazzerei tutti.

Mi ero detto: non ce la posso fare a studiare. Poi ho cambiato idea. Così preparo l’esame di psicolinguistica, sperando di riuscire a superarlo. Certo che alzarmi troppo presto al mattino mi mette i neuroni in pensione prima del tempo. Ma oggi ho imparato una parola nuova: gestalt. Per adesso la so scrivere, il significato lo rimando a tempi migliori.

Ieri sono andata a Milano, per poter essere a Cremona questa mattina. Ho dormito a casa di Dora Markus e Alienor, e sono stata bene. Peccato però che fuori c’era Milano, e la pioggia, e la periferia, e la nebbia, ché non sono nel periodo adatto per apprezzare tutte queste cose che tempo addietro, circa due anni fa, avrei amato con notevole struggimento. Adesso invece non vedo l’ora di entrare nella casa nuova, e fare una passeggiata nel bosco. Non è una deriva fricchettona, ve lo giuro. Forse è una contrazione prima del salto.

Ma dicevo. Oggi sono andata a Cremona. C’è una piccola cosa in ballo, un libro di fumetti tratto da un mio racconto. I disegni sono piaciuti, la storia anche. Sarà pubblicato, se tutto va bene, in primavera. E forse anche io andrò alle presentazioni. Credo che sarà parecchio divertente, anche se mi vergognerò tantissimo.

Mi restano poche cose da dire. Io e la memoria dialoghiamo, lei mi porge ricordi, ma sono ricordi innocui. Un ricordo è questo: quinta superiore, in auto, a due passi da casa. Gli chiedo di farmi scendere alla fermata dell’autobus, in modo che mia madre non mi scopra. Lui mi regala una cassetta (dico, le cassette, non erano bellissime? si dovevano ascoltare per intero, non era possibile saltare facilmente da un traccia all’altra, erano fantastiche), su cui ha registrato l’omonimo dei Suicide. Io diciottenne, vado verso casa. Con i Suicide. Diciott’anni. No, davvero, se non fosse che ci siamo persi di vista e che comunque non gli rivolgerei la parola, lo ringrazierei.

Altro ricordo, molto più recente. Sulla scrivania c’è una borsa di pelle, da medico condotto. Gli dico: è una borsa da medico condotto? E lui: sì, è una borsa da medico condotto, l’ho comprata in un mercatino dell’antiquariato. In quella stanza il profumo della pelle della sedia quasi vescovile era fortissimo. Ogni tanto mi torna al naso, assieme all’odore della sua acqua di colonia. È bello ricordare dei fatti e poterli osservare da ogni angolazione, senza percepire sensazioni negative. Così, le risposte che non ho mai avuto me le posso inventare.

A proposito di invenzioni. Sedici anni. Mi piaceva un tipo, che però reputavo un emerito imbecille. Una volta siamo andati a casa della mia migliore amica dell’epoca, a pomiciare invece che studiare, sapete quelle cose lì, innocue ma emozionantissime, e questo tipo mi dice che essendo molto religioso, pomiciare non faceva per lui. Era un modo carino, secondo lui, per scaricarmi. Mica l’avevo presa male, anzi. Solo che il giorno dopo, in classe, tutti mi hanno guardato strano, perché lui era andato a dire in giro che avevamo fatto del sesso orale. Mi sono chiesta il perché di questa cazzata per molto tempo. Poi, crescendo, l’ho capito.

Ma l’invenzione più bella è quella che ha portato la protagonista involontaria di un mio racconto a credere di aver fatto sul serio le cose che io ho immaginato. Non è splendido?




permalink | inviato da il 18/12/2006 alle 23:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
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