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hooverine
25 giugno 2007
retromarcia
Poi niente Firenze, perché alle nove di sera eravamo ancora a Recco, e siamo usciti dall'autostrada e ci siamo buttati sull'Aurelia, in quel tratto che va da Sori a Nervi, e ti sembra di attraversare nubi fatte di soldi, e ti senti quasi a disagio. Ho visto il posto dove lavora, un complesso enorme, con la chiesa che sembra quasi un mausoleo, e gli ho chiesto Giannina Gaslini è sepolta lì? e lui non credo e io forse è in una boccia dentro la stanza dell'anatomopatologo, come in The Kingdom, e lui sono stato molte volte nella stanza dell'anatomopatologo e non ho mai incontrato Giannina Gaslini.
Va beh, dico io, non vuol dir nulla.
Poi siamo andati a guardare lo scoglio da cui sono partiti i Mille. C'è un piccolo obelisco con una stella. Lui dice non fosse stato per loro, avremmo avuto bisogno di un passaporto per incontrarci.
E' vero, cazzo, dico io.
Abbiamo concluso la serata al Bombay Palace, un ristorante indiano, che è come dire Pizzeria Vesuvio o Ristorante Cinese La Grande Muraglia.

Siamo stati a un matrimonio, ieri, ma non mi va di parlarne. Forse domani. Buonanotte, aficionados.

23 gennaio 2007
e allora

Oggi, finalmente, è arrivata la pioggia. Da quando abitiamo in questa nuova casa, il sole l'avrò visto sì e no due volte, anche durante le mie quotidiane trasferte a ponente. Mai visto il cielo coperto così a lungo (escludendo certe schiarite notturne) e in maniera così densa. Le nuvole scendono basse – lo scorso sabato, in stazione, mentre chiacchieravo (in quel modo detestabile che le circostanze ti impongono) col Collega Insegnante Di Sostegno, la nebbia è arrivata quasi sui binari. Nebbia, supplenza, casa nuova e domiciliazione delle utenze. Quattro buoni motivi per desiderare di fare una strage.

Per fortuna, gli Eventi Culturali vengono in mio soccorso. Uno, in fase di realizzazione, anzi, ancora prima, semplicemente immaginato e nel quale non ho certezza di essere coinvolta, è ancora, appunto, in utero. L'altro è ad aprile. Chi mi conosce, può fare una ricerchina con google inserendo il mio nomecognome più “fumetto”. Credo appaia nei primi 20 risultati (in questo momento sto scrivendo offline e non ho modo di controllare).

Ho il torcicollo da due giorni. Non posso girarmi a sinistra e il mio campo visivo in quella direzione (già notevolmente compromesso dalla pigrizia del mio occhio) è quasi nullo. Doveste farmi un agguato, prendetemi a sinistra: non mi accorgerei di nulla.

(Ecco, mi sono di nuovo fatta prendere la mano, e faccio i soliti, noiosi aggiornamenti random)

Stamattina pioveva. La mia macchina era in officina per una revisione (trecentotrentaeurierottiporcputt). Pioveva e io non potevo andare in stazione con la bici o con l'autobus. Così lui ha stiracchiato i suoi orari ed è partito un po' più tardi, in modo da portarmi con sé. Però il mio treno era circa venti minuti dopo, così ho comprato il giornale e la rivista di enigmistica. Un signore anziano mi ha invitata a sedermi al suo tavolo, e io ho accettato. Dopo aver dato un'occhiata alla testata, mi dice: lei legge quel giornale? allora guardi cosa le faccio vedere, e tira fuori il portafogli. Dentro c'era la tessera dell'ANPI. Io mi sono commossa. I vecchi partigiani mi commuovono sempre. Vi sembra un gesto retorico? Potrebbe esserlo. Fatto sta che ci siamo messi a chiacchierare. Mi ha raccontato di essere stato rapito e torturato nel '45, a Ovada. Aveva 15 anni. “Quello che ha passato la mia generazione non lo auguro a nessuno”, ha detto. E poi ha aggiunto: “Ho salvato 11 persone”. Abbiamo chiacchierato ancora, mi ha ingiunto di fermarlo, capitasse di incontrarci di nuovo. Magari proprio martedi prossimo. Mi sembra di aver capito che voglia insegnarmi il russo e il tedesco. Ma soprattutto, che abbia bisogno di raccontare, anche se sono trascorsi più di sessant'anni. A me piace stare ad ascoltare. Soprattutto quando si tratta di storie fatte di sangue e di polvere. Che dite, schiaccio troppo il pedale sulla retorica? Concedetemelo, sono davvero stanca.

A scuola vado avanti mio malgrado. Il tragitto è diventato più leggero (impiegavo le stesso tempo ad andare da casa dei miei fino all'ex-monastero, e in più c'era il traffico, c'era lo smog e nessuno mi pagava per farlo). Si va in tre o quattro, e mentre io sonnecchio contro il finestrino posteriore, gli altri discutono di broncopolmoniti infantili, colleghe puttane e palestra. Io sonnecchio perché così non sono costretta a parlare, altrimenti rischio di passare per quella che sta sulle sue e cova chissacché e allora lasciamo perdere che è meglio.

Però alcune soddisfazioni riesco a prenderle. Ad esempio, la scelta di questa casa si è rivelata ottima. Ci si sta bene (nonostante per tutta la prima settimana non abbia fatto altro che guardarmi alle spalle). Ci si sveglia benissimo, anche alle sei del mattino. Non so ancora quanta luce riesca ad entrare (l'altro giorno sono riuscita a fotografare il sole che batteva sull'anta destra della finestra della camera da letto), ma fino ad ora non è stata freddissima. Il cortile è da sistemare, ma sono sicura che in primavera e soprattutto d'estate sarà splendido mettersi fuori a leggere. Abbiamo iniziato le esplorazioni delle fasce e dei boschi alle spalle della casa, e ci siamo inoltrati in un persorso escursionistico che dal Santuario conduce alla Diga dei Frati. Un ruscello putrido scorre tra gli alberi, conducendo con sé le deiezioni di orrende case al limite dell'abusivo che sbucano di tanto in tanto tra la vegetazione. La cosa che più mi soddisfa è che non è affatto una casa convezionale, né strutturalmente né per quel che riguarda l'arredo e la scelta delle suppellettili. Anche stavolta il pericolo è scongiurato. I pericoli arrivano sempre più spesso in questo periodo, e io riesco a scansarli e a uscirne fuori pulita. Credo che da qui a dieci anni ci sarà la maggiore concentrazione di rischio, e se riesco a resistere, posso dichiararmi soddisfatta. Di che rischio parlo? Del rischio di diventare qualcosa che non sono.

Ho scritto abbastanza. Chi viene in queste pagine per avere notizie o aggiornamenti è stato accontentato. Io saluto tutti, uno ad uno. E prometto che non appena avrò il collegamento domestico, scriverò più spesso. Nel frattempo, sappiate che:

“Per ogni grammofono esiste un disco che quel grammofono non può suonare perché ne causerebbe indirettamente la distruzione.” Douglas R. Hofstadter




permalink | inviato da il 23/1/2007 alle 16:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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