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hooverine
29 settembre 2007
pms
Oggi è sabato, e ieri era venerdi. Solo che il mio venerdi è slittato al sabato. Una volta al mese, come tutte le donne dotate di utero funzionante, me la vedo col signore (o chi per lui).
Oggi ad esempio mi viene da pensare che dovrei smettere di mangiare fino a scomparire, in modo che chi mi sta accanto si accorga di me. Oggi questo pensiero mi appare del tutto plausibile e giustificato: domani non sarà più così. In genere, durante questi giorni neri, farei meglio a stare da sola, senza parlare, lasciando che vada via da sè (oltretutto è molto, molto umiliante dover ricordare periodicamente al proprio compagno la presenza di queste turbe psichiche che, pur ripresentandosi con estrema regolarità, non hanno ancora acquisito lo status di handicap riconosciuto all'interno dell'istituzione della coppia). Purtroppo oggi ci dobbiamo mettere in viaggio per Pisa, e fare indigestione di gente.
Adesso comincio a recitare il mantra della piacevolezza, e ad indossare la maschera della simpatia. Spero di arrivare a fine giornata senza vittime né prigionieri.

Colonna sonora: A Light So Dim, Black Heart Procession

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permalink | inviato da hooverine il 29/9/2007 alle 11:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
27 settembre 2007
la desinenza in -ine

Stasera sono nervosa, nervosissima, come se avessi fatto overdose di vitamine. L'esofagite fa la sua parte. L'ansia mi taglia la pelle, e l'unica cosa che riesco a fare è sfuggire alla visione di Steam Boy e ritirarmi al piano superiore, ad ascoltare vecchia musica anni '80. Mi rendo conto di ascoltare quasi solamente vecchia musica anni '80, e fare la figura dell'aliena con chi, invece, non va più indietro dei primi anni '90.

Una tipa di qui ha avuto una storia con Lenny Kaye. Questo mi fa venire in mente che quando avevo diciassette anni ho sognato Lou Reed che entrava dal balcone e mi chiedeva di fare l'amore, e io a dirgli no che sono vergine e tu non mi ami, e quando mi sono svegliata mi sono detta muoviamoci a perdere l'innocenza con qualcuno che mi ama, ché se poi arriva Lou Reed io sono costretta a dirgli di no.

Questo accadeva circa dieci anni fa, una vita fa. Qualche settimana fa ho incontrato il mio primo fidanzato, ed era assurdo vedere come non fosse cambiato, esternamente, almeno, e come mi sentissi a disagio accanto a lui, e come io invece fossi cambiata, internamente, esternamente, e chissà se se ne è accorto.

Stamattina però ho fatto una delle cose più belle al mondo: sistemare a mani nude quattro quintali di legna da ardere, e poi accendere la stufa per la prima volta. E tenere vecchi maglioni sformati e sporcarmi di malta e non lavarmi i capelli. Peccato però che non abbia voglia di parlare.

5 agosto 2007
pesci freschi o surgelati

Pesci freschi da squamare, pescati da non si sa bene chi (ou n'importe pas). Racconto à la Carver. Come sostiene Alberto, la mia è una scrittura molto fisica, intrisa di erotismo di sostanza. Non ho bisogno di parlare di sesso per essere erotica. Questo lo sapevo già, ma mi piace sentirmelo dire. Quasi fosse stato il mio obiettivo.

Scriverò un racconto in terza persona, un po' come gli ultimi post del blog, e un po' come la Esselink1. “La ragazza” è il soggetto. Tempo del presente. Narrazione in tempo reale. Punto di vista interno al racconto, cioè al personaggio. Prelevare alcune frasi dal blog. Oggetto, o tema: rifiuto del cibo, silenzio, ripiegamento. Desquama i pesci con un coltellino, ne sente il profumo, sebbene siano congelati da una settimana. La persona che li ha pescati non c'è più. Lei li desquama, li condisce. Li cucina amorevolmente. È sola. La persona che non c'è più è, ovviamente, il padre. Li cucina, li mette in tavola. Qualche giorno dopo, quando l'odore diventerà insopportabile, li farà andare giù per il cesso. Oppure matrimonio in famiglia. Le zie col cappello alla bersagliera (ottima espressione benniana). Gira tra i tavoli, non incontra nessuno, non parla con nessuno. Contro tutti i cliché che vogliono che ai matrimoni si facciano incontri romantici.

Oppure si parla di musica, musica suonata, concerto punk. O quel che è.

Oppure: tournée. Tournée immaginata. Viaggiano, o si fermano negli autogrill. Alba dopo il concerto a Roma. Si sta assorti a guardare il cielo dal finestrino del camper, pensando ai fatti propri. Si sale verso Milano, per suonare in un centro dove si piange ancora un ragazzo. Da Milano si vira a sud-ovest, Savona, la riviera ligure. Salvo incontra amici che non vede da una vita. Op vedo posti sconosciuti.

Durante i viaggi avverto una sensazione d'acquario. I luoghi sconosciuti mi mettono apprensione. Poi a Torino, busso alle sette del mattino alla porta dei miei zii. Le mariage, buon dio. Devo fare tutto in fretta: la doccia, il trucco. Verrà un po' sbavato (si noterà, per caso, che sono stata in viaggio per tre giorni di fila?). Dormirò in chiesa, forse. O forse mi emozionerò, mio malgrado. In fondo, sono anch'io una ragazza romantica.

Ma tutto questo non è racconto. Tutto questo è autobiografico, e nel peggiore dei modi.

Ad esempio, sarebbe il caso di parlare di F., cioè, non di lei, ma quasi. La ragazzina che esce con i grandi. La piccola bambolina ornamentale. Vorrei scrivere un racconto spietato e brutale. E, al tempo stesso, leggero.

Pensare a Carver. È quello che faccio sempre quando mi viene in mente il mestiere di scrivere. Carver mette una parola dopo l'altra e costruisce racconti meravigliosi. Poi penso a Les bonnes di Genet. Lo specchio, la riflessione del sé su un altro sé e gli interventi sull'altro sé come se fossero praticati su se stesso.

Il pragmatismo diventa una scelta di vita. Una maniera per garantirsi una sorta di coerenza. Mi hanno accusata più volte di essere teleologica. È così, difatti. Non mi muovo se non con un obiettivo. Un obiettivo che varia dalla soddisfazione di un piacere personale al rientro economico. Capita spessissimo, se non addirittura sempre, che io pianifichi le mie azioni in base alle loro conseguenze immediate. Non sono un'impulsiva. Quando un'azione prevede un'incognita, il mio obiettivo è la soddisfazione della mia curiosità. In ogni caso, non faccio mai niente per niente. Mai. Forse è così per tutti gli esseri umani. Ma ha importanza?

Opera di finzione. Fiction, appunto.

Lei proietta se stessa su qualcun altro. No, è difficile.

Loro due sono all'aeroporto in attesa di partire. Non so, mi sa di harmony. Non funziona, l'idea dello spunto.

Vedi, ci tocca partire. Ce ne andiamo? Ci facciamo? Ancora ritornelli, vecchi di vent'anni.

La polvere è composta essenzialmente da acari. Una cipria in putrefazione che riempie le nostre case. Se stai lì a pensarci, ci diventi scemo. Potresti anche decidere di non toccare più nulla – eppure sei tu, la tua pelle infestata dai germi, sei tu la fonte principale dello sporco in cui vivi.

POLVERE. Non sarebbe male un racconto sulla polvere, o che parli della polvere. O di un rappresentante di aspirapolvere, perché no? La polvere, the dust, la poudre.

Sentimentalismi fuori luogo. Adesso prendiamo la decisione più importante. Per farlo necessito di un contatto prolungato all'interno del mio spazio vitale. Mettere in mostra le mie pessime abitudini. Sostituire al suo sogno d'amore una creatura in carne ed ossa. Una creatura difficile, che non smetterà mai di valutare e soppesare. Beh? Siamo rimasti qui? Che noia. E devo pure pisciare. Noia. Noia. Noia.

1Si tratta, probabilmente, di Jelinek.


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permalink | inviato da hooverine il 5/8/2007 alle 16:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
23 luglio 2007
mobbasta

(Hommage à Macno), wagon lits, cellophan, mutande a rigone bianche e nere.

Domani compro il teleobiettivo, quello in dotazione fa schifo. Puah.
/me stasera disgustata, divertita, orfana, senzadio e in attesa di incontri. /me stasera in villa settecentesca, concerto di musica da camera, incontra examante, chi l'avrebbe mai detto, non ci pensi mai, poi capita a uno vicino a te e dici cazzo, non lo dici ma lo pensi, cazzo, ma accidenti, ma perché diavolo ti devi sposare in chiesa? e perché devi fare il ricevimento? e cos'è questa storia della casa, dell'arredamento, dei mobili? /me, chiusa in impenetrabile mutismo, riporta a casa la genitrice e la ubergenitrice, si fa un uovo fritto, beve una birra, rutta e si dichiara ancora una volta soddisfatta della tenuta del suo imene politico.

17 giugno 2007
carne giovane

Da qualche giorno ho l'impressione di incontrare per strada gente giovane, più giovane di me, rimasta giovane, fresca, con la carne compatta, la peluria morbida, e tutti gli annessi e connessi di qualcuno che ancora ha qualcosa da dire. Io che invece non ho più niente da dire, mi sento fuori tempo quando parlo della cover band che vorrei mettere in piedi, con un repertorio che va da Kevin Coyne ai Minutemen, e sento che non c'è spazio per me che sono vecchia, vecchia, delusa, stanca e proiettata verso una deriva nichilista, e ho paura che prima o poi  perderò il controllo.
Sono sbronza, sapete com'è, porto avanti le tradizioni di famiglia.




permalink | inviato da hooverine il 17/6/2007 alle 3:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
14 giugno 2007
centro commerciale

Non esiste un solo luogo al mondo che io possa considerare completamente la mia casa. Né riesco ad immaginare dove potrei vivere tra cinque anni, o tra cinquanta. Questo pensiero, alla luce dei recenti avvenimenti, potrebbe aggiungre ansia all'angoscia, e invece no. Ringrazio il caso che mi ha concesso di votarmi alla precarietà, che mi ha dato un compagno restìo ai progetti, che mi ha fatta nascere adesso e non trent'anni fa. Gli ambienti espositivi dei negozi di arredamento mi ricordano che non posso dipingere le pareti della casa in cui abito, che non ho necessità di scegliere la cameretta per i bambini e che non sono tenuta ad acquistare dei nuovi pensili per la cucina.
Se avessi solo un piccolissimo input dall'esterno, so che mi trasformerei in un attimo nella donna che non avrei mai voluto essere. Sono fortunata, cazzo.




permalink | inviato da hooverine il 14/6/2007 alle 14:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
28 maggio 2007
ineluttabile
Presto sarà tardi.



permalink | inviato da hooverine il 28/5/2007 alle 13:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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