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hooverine
30 giugno 2007
libri che chiamano libri
Leggendo Fun Home ho capito che è tempo di leggere la Recherche, e leggendo Biancaneve ho deciso che comprerò qualcosa di Tommaso Landolfi.
Forse torno ad essere una persona normale.




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30 giugno 2007
fun home
A pagina 17 di questo bellissimo libro, Alison Bechdel scrive: "E poi io e i miei fratelli eravamo manodopera gratuita. Papà ci considerava un'estensione del suo corpo, come braccia meccaniche di precisione".
La stessa cosa, uguale identica, ho detto e ridetto di mio padre.
Ho cercato l'indirizzo di Bechdel, ma lei scrive, sul suo sito, che per adesso annega nelle e-mail, e quando riuscirà a tirarne fuori la testa, allora ripubblicherà il suo contatto.
Fa nulla, tanto non avrei saputo cosa scriverle.



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28 giugno 2007
emergenze
Alzi la mano chi non ha mai avuto una crisi di colite almeno una volta nella vita. Ultimamente devono mettere nella frutta dei pesticidi tali che appena la ingoio mi si accende un falò nelle viscere. Lo so che non sono cose carine da dire, per una signorina, ma io non sono una signorina, non lo sono mai stata, e dubito che lo diventerò nei prossimi anni - tutt'al più potrei diventare una vecchiaccia acida dalla vagina dentata, o qualcosa del genere (ad esempio ho deciso di raparmi, e accadrà esattamente il 28 luglio, in concomitanza col 50esimo anniversario della nascita dell'Internazionale Situazionista - ma di questo ne parleremo ampiamente più avanti, altroché).
Dicevo, oggi ho comprato della frutta, giacché ho una fioritura di acne che nemmeno a diciassette anni, e nel pomeriggio ho deciso di improntare una merendina vitaminica, per poi andare dal medico a ritirare una ricetta. Salgo in macchina, avverto già qualche crampo, ma poiché non voglio diventare madre, non posso permettermi di temporeggiare. Per strada i crampi diventano sempre più forti, sino a diventare delle vere e proprie contrazioni da travaglio. Riesco a prendere la ricetta, ma il ritorno è un incubo, tant'è che una volta tornata a casa mi rendo conto di essere in un bagno di sudore.
Perché vi racconto questa storia disgustosa? Giuro che non lo so.




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25 giugno 2007
retromarcia
Poi niente Firenze, perché alle nove di sera eravamo ancora a Recco, e siamo usciti dall'autostrada e ci siamo buttati sull'Aurelia, in quel tratto che va da Sori a Nervi, e ti sembra di attraversare nubi fatte di soldi, e ti senti quasi a disagio. Ho visto il posto dove lavora, un complesso enorme, con la chiesa che sembra quasi un mausoleo, e gli ho chiesto Giannina Gaslini è sepolta lì? e lui non credo e io forse è in una boccia dentro la stanza dell'anatomopatologo, come in The Kingdom, e lui sono stato molte volte nella stanza dell'anatomopatologo e non ho mai incontrato Giannina Gaslini.
Va beh, dico io, non vuol dir nulla.
Poi siamo andati a guardare lo scoglio da cui sono partiti i Mille. C'è un piccolo obelisco con una stella. Lui dice non fosse stato per loro, avremmo avuto bisogno di un passaporto per incontrarci.
E' vero, cazzo, dico io.
Abbiamo concluso la serata al Bombay Palace, un ristorante indiano, che è come dire Pizzeria Vesuvio o Ristorante Cinese La Grande Muraglia.

Siamo stati a un matrimonio, ieri, ma non mi va di parlarne. Forse domani. Buonanotte, aficionados.

22 giugno 2007
roccheggiando
Scappo a Firenze. A domani.



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19 giugno 2007
I Am a Freud

Infelicità senza desideri è il titolo di un romanzo di Peter Handke che non ho mai letto, nonostante stia lì su una delle quattro librerie di questa casa, ma è anche l'espressione più precisa per definire il mio stato d'animo. Anzi, il mio non-stato d'animo. La morte di un genitore è sempre un evento difficile da metabolizzare, ma, e non sono la prima a scriverlo, ciò che più pesa è l'improvvisa assenza di un polo dialettico importante. Adesso che non ho più nessuno a cui dover dimostrare qualcosa, non riesco a fare progetti, seppure minimi, ad esempio cosa fare domani, o dopodomani, perfino stasera. Certo, esco di casa, vado al lavoro, ad esempio ieri la riunione preliminare è stata interessante, e questi esami di stato non saranno stomachevoli come avevo immaginato, però non è affatto un caso che abbia avvertito fin da subito un sentimento di stima e interesse nei confronti del presidente della commissione, o che continuo a sognare, mio malgrado, la persona che più di ogni altra negli scorsi anni ha rappresentato per me un surrogato della figura paterna.

Aspetterò la fine del mio incarico, e poi l'unica cosa che mi viene in mente è mettermi ferma in un angolo ad aspettare che finiscano tutti i soldi. Forse da qualche parte in agguato c'è una bella depressione, ma mi va bene così, l'ho detto all'inizio, infelicità senza desideri, ecco come sto. Da qualche parte ho letto che se la situazione si protrae per oltre sei mesi dopo l'evento luttuoso, allora vuol dire che non l'ho superato e che bisogna intervenire in qualche maniera. Diciamo che dopo tre settimane è ancora tutto pienamente ascrivibile a una situazione di normalità.

Diciamo che non sono affatto interessata a ciò che potrà accadere nella mia vita più in là delle prossime tre ore.




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17 giugno 2007
carne giovane

Da qualche giorno ho l'impressione di incontrare per strada gente giovane, più giovane di me, rimasta giovane, fresca, con la carne compatta, la peluria morbida, e tutti gli annessi e connessi di qualcuno che ancora ha qualcosa da dire. Io che invece non ho più niente da dire, mi sento fuori tempo quando parlo della cover band che vorrei mettere in piedi, con un repertorio che va da Kevin Coyne ai Minutemen, e sento che non c'è spazio per me che sono vecchia, vecchia, delusa, stanca e proiettata verso una deriva nichilista, e ho paura che prima o poi  perderò il controllo.
Sono sbronza, sapete com'è, porto avanti le tradizioni di famiglia.




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14 giugno 2007
centro commerciale

Non esiste un solo luogo al mondo che io possa considerare completamente la mia casa. Né riesco ad immaginare dove potrei vivere tra cinque anni, o tra cinquanta. Questo pensiero, alla luce dei recenti avvenimenti, potrebbe aggiungre ansia all'angoscia, e invece no. Ringrazio il caso che mi ha concesso di votarmi alla precarietà, che mi ha dato un compagno restìo ai progetti, che mi ha fatta nascere adesso e non trent'anni fa. Gli ambienti espositivi dei negozi di arredamento mi ricordano che non posso dipingere le pareti della casa in cui abito, che non ho necessità di scegliere la cameretta per i bambini e che non sono tenuta ad acquistare dei nuovi pensili per la cucina.
Se avessi solo un piccolissimo input dall'esterno, so che mi trasformerei in un attimo nella donna che non avrei mai voluto essere. Sono fortunata, cazzo.




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12 giugno 2007
cambia

Come ci si abitua presto al dolore.

Nella recensione su Carta leggo una chiave di lettura a cui non avevo mai pensato. Edith dice che ho sperimentato la critica, ovvero lo scopo della critica. Abbozzo un sorriso, però, a ben pensarci, oggi mi riesce male sorridere e piangere, l'unica cosa che funziona è offrire le ossa alle ossessioni affinché le mordano. Il complesso di Edipo (o di Elettra, se vogliamo) diagnosticatomi anni fa esisteva davvero, ma ne sono fuori, oramai. Tant'è che mi è venuta voglia di farmi fare un tatuaggio gigantesco, se avessi almeno una parte del corpo immune alla ciccia. No, non lo so cosa voglio fare. In ordine sparso, ci sono: imparare il tedesco, imparare a suonare la batteria, lasciarmi morire di fame, farmi arrestare, aprire una tipografia, aprire una scuola di lingua italiana, scrivere un romanzo, fare un* figli*, scrivere e-mail di cui pentirmi, sbattezzarmi, riabbracciare le droghe pesanti, uccidere a fucilate i vicini schiamazzanti con sottofondo di Village People, dare buca a tutti coloro i quali hanno un appuntamento con me da qui a domenica mattina, scrivere cattiverie su chiunque mi venga in mente, fare cruciverba.


Vada per il cruciverba.




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11 giugno 2007
rassegna stampa

Carta n. 21, pag. 23. In edicola.




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9 giugno 2007
quoting

E' stata una giornata di merda che si è risolta bene. O si fa per dire bene, bene non va ma è normale, basta infilare i giorni su un filo di nylon e la collana del tempo è bell'e fatta.
No, dico, ci sono state discussioni di merda con la gente per cui lavoro (ancora per poco), ma poi, dicevo, dopo essere andata a piangere al sindacato (eh, sì), dopo aver fatto qualche indagine, dopo aver messo a tutto volume i Dem Brooklyn Bums in macchina mentre mi recavo all'appuntamento con due ex compagne di classe, ecco, poi la serata si è risolta, ho mangiato, bevuto, spinellato (pochissimo), e ho pure speso poco.
poi sono tornata a casa, ho acceso il computer, ho fatto una di quelle solite stupide ricerche col mio nome per vedere se era già uscito il mio necrologio, e scopro che una ragazza scrive una mia citazione in calce ai suoi interventi in un news group.
so' famosa, ahò. vuol dire che devo davvero mollare l'insegnamento.




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7 giugno 2007
...

Così, alla fine, dopo aver rosicchiato la tua vita finché ti è stato possibile, ti sei addormentato. Eppure eri già morto una volta, quattro anni fa, e così io adesso non so chi piango, se il te stesso di prima, o il te stesso di una settimana fa, o entrambi. So solo che mi trovo improvvisamente senza il tetto sopra la testa e con un pezzo di cuore che è scomparso da qualche parte, sprofondato improvvisamente o imploso, non riesco a capirlo. Mi muovo per questa città che non vedevo da mesi con lo stato d'animo di una donna abbandonata, e tutto, perfino i marciapiedi e gli alberi e il cielo mi ricordano di te. Sei stato la mia storia d'amore più lunga, e io non lo so, non lo so adesso cosa devo fare.




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