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hooverine
5 agosto 2007
pesci freschi o surgelati

Pesci freschi da squamare, pescati da non si sa bene chi (ou n'importe pas). Racconto à la Carver. Come sostiene Alberto, la mia è una scrittura molto fisica, intrisa di erotismo di sostanza. Non ho bisogno di parlare di sesso per essere erotica. Questo lo sapevo già, ma mi piace sentirmelo dire. Quasi fosse stato il mio obiettivo.

Scriverò un racconto in terza persona, un po' come gli ultimi post del blog, e un po' come la Esselink1. “La ragazza” è il soggetto. Tempo del presente. Narrazione in tempo reale. Punto di vista interno al racconto, cioè al personaggio. Prelevare alcune frasi dal blog. Oggetto, o tema: rifiuto del cibo, silenzio, ripiegamento. Desquama i pesci con un coltellino, ne sente il profumo, sebbene siano congelati da una settimana. La persona che li ha pescati non c'è più. Lei li desquama, li condisce. Li cucina amorevolmente. È sola. La persona che non c'è più è, ovviamente, il padre. Li cucina, li mette in tavola. Qualche giorno dopo, quando l'odore diventerà insopportabile, li farà andare giù per il cesso. Oppure matrimonio in famiglia. Le zie col cappello alla bersagliera (ottima espressione benniana). Gira tra i tavoli, non incontra nessuno, non parla con nessuno. Contro tutti i cliché che vogliono che ai matrimoni si facciano incontri romantici.

Oppure si parla di musica, musica suonata, concerto punk. O quel che è.

Oppure: tournée. Tournée immaginata. Viaggiano, o si fermano negli autogrill. Alba dopo il concerto a Roma. Si sta assorti a guardare il cielo dal finestrino del camper, pensando ai fatti propri. Si sale verso Milano, per suonare in un centro dove si piange ancora un ragazzo. Da Milano si vira a sud-ovest, Savona, la riviera ligure. Salvo incontra amici che non vede da una vita. Op vedo posti sconosciuti.

Durante i viaggi avverto una sensazione d'acquario. I luoghi sconosciuti mi mettono apprensione. Poi a Torino, busso alle sette del mattino alla porta dei miei zii. Le mariage, buon dio. Devo fare tutto in fretta: la doccia, il trucco. Verrà un po' sbavato (si noterà, per caso, che sono stata in viaggio per tre giorni di fila?). Dormirò in chiesa, forse. O forse mi emozionerò, mio malgrado. In fondo, sono anch'io una ragazza romantica.

Ma tutto questo non è racconto. Tutto questo è autobiografico, e nel peggiore dei modi.

Ad esempio, sarebbe il caso di parlare di F., cioè, non di lei, ma quasi. La ragazzina che esce con i grandi. La piccola bambolina ornamentale. Vorrei scrivere un racconto spietato e brutale. E, al tempo stesso, leggero.

Pensare a Carver. È quello che faccio sempre quando mi viene in mente il mestiere di scrivere. Carver mette una parola dopo l'altra e costruisce racconti meravigliosi. Poi penso a Les bonnes di Genet. Lo specchio, la riflessione del sé su un altro sé e gli interventi sull'altro sé come se fossero praticati su se stesso.

Il pragmatismo diventa una scelta di vita. Una maniera per garantirsi una sorta di coerenza. Mi hanno accusata più volte di essere teleologica. È così, difatti. Non mi muovo se non con un obiettivo. Un obiettivo che varia dalla soddisfazione di un piacere personale al rientro economico. Capita spessissimo, se non addirittura sempre, che io pianifichi le mie azioni in base alle loro conseguenze immediate. Non sono un'impulsiva. Quando un'azione prevede un'incognita, il mio obiettivo è la soddisfazione della mia curiosità. In ogni caso, non faccio mai niente per niente. Mai. Forse è così per tutti gli esseri umani. Ma ha importanza?

Opera di finzione. Fiction, appunto.

Lei proietta se stessa su qualcun altro. No, è difficile.

Loro due sono all'aeroporto in attesa di partire. Non so, mi sa di harmony. Non funziona, l'idea dello spunto.

Vedi, ci tocca partire. Ce ne andiamo? Ci facciamo? Ancora ritornelli, vecchi di vent'anni.

La polvere è composta essenzialmente da acari. Una cipria in putrefazione che riempie le nostre case. Se stai lì a pensarci, ci diventi scemo. Potresti anche decidere di non toccare più nulla – eppure sei tu, la tua pelle infestata dai germi, sei tu la fonte principale dello sporco in cui vivi.

POLVERE. Non sarebbe male un racconto sulla polvere, o che parli della polvere. O di un rappresentante di aspirapolvere, perché no? La polvere, the dust, la poudre.

Sentimentalismi fuori luogo. Adesso prendiamo la decisione più importante. Per farlo necessito di un contatto prolungato all'interno del mio spazio vitale. Mettere in mostra le mie pessime abitudini. Sostituire al suo sogno d'amore una creatura in carne ed ossa. Una creatura difficile, che non smetterà mai di valutare e soppesare. Beh? Siamo rimasti qui? Che noia. E devo pure pisciare. Noia. Noia. Noia.

1Si tratta, probabilmente, di Jelinek.


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permalink | inviato da hooverine il 5/8/2007 alle 16:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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