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Non esiste un solo luogo al mondo che io possa considerare completamente la mia casa. Né riesco ad immaginare dove potrei vivere tra cinque anni, o tra cinquanta. Questo pensiero, alla luce dei recenti avvenimenti, potrebbe aggiungre ansia all'angoscia, e invece no. Ringrazio il caso che mi ha concesso di votarmi alla precarietà, che mi ha dato un compagno restìo ai progetti, che mi ha fatta nascere adesso e non trent'anni fa. Gli ambienti espositivi dei negozi di arredamento mi ricordano che non posso dipingere le pareti della casa in cui abito, che non ho necessità di scegliere la cameretta per i bambini e che non sono tenuta ad acquistare dei nuovi pensili per la cucina.
Se avessi solo un piccolissimo input dall'esterno, so che mi trasformerei in un attimo nella donna che non avrei mai voluto essere. Sono fortunata, cazzo.

Pubblicato il 14/6/2007 alle 14.46 nella rubrica seghe mentali.

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