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gesù e la tequila mi sarebbero d'aiuto

C'è chi la chiama sindrome premestruale, io lo chiamo sguardo che incendia. È il pronto soccorso ormonale, il richiamo archetipico, la presa di realtà. La faccio lunga? Forse.
Domenica mi rimetto in viaggio. Per la prima volta dopo anni – anni – ho trascorso quaranta giorni (numero biblico, se ci fate caso) nella stessa città. La palude che si è formata laddove avrebbe dovuto esserci del liquido cerebrale squisitamente conduttore è un sintomo di questa stasi. I libri che non ho letto sono un sintomo di questa stasi. Le parole che non ho scritto sono un sintomo di questa stasi. Ecco cosa accade a dare ascolto al corpo (come se non lo sapessi). Hai voglia a dire facciamo, suoniamo, giriamo, parliamo se poi il risultato è questo che vedi. Miss Anarchia, mi chiamano. Staminchia. Oltre a leggere il manifesto e farmi le canne non ho fatto molto di più. Ma mica è colpa mia. È la città, è il caldo, è la stanchezza generalizzata, è l'abbandono prima della battaglia. Rimettermi in partenza verso terre più fresche (per poi puntare su Berlino ad agosto) mi permetterà di lavare gli occhi e l'amigdala. Registrare a Milano mi restituirà la consistenza ferrosa dello scorso inverno. Settembre (dolce settembre) mi rivedrà nuovamente nella casa dai soffitti alti, ma con un altro cuore e un'altra immagine. Intanto sia noto a tutti che mangiare una volta al giorno e in quantità irrisorie mi ha fatto perdere peso – sparire sarebbe gradito.

Pubblicato il 22/7/2008 alle 12.45 nella rubrica Diario.

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