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facciamo finta di

“Vede, dottore, non ho mai parlato di queste cose nelle mie storie. Non volevo che suscitassero un qualche fascino nei ragazzi più giovani.”
“E ora ha cambiato idea?”
“Ora sono invecchiato. Odio i giovani. Farei qualunque cosa per danneggiarli.”
Gipi, LMVDM, Coconino Press, 2008, p.12.

Ho letto e amato BITCH, di Miguel Ángel Martín (Purplepress). Pieno di contraddizioni, ma venato anche di una certa strana tenerezza (dovuta senza dubbio anche ai colori). C'è una piccola imprecisione onomastica di cui si è già discusso con il responsabile, il quale si è già ampiamente stracciato le vesti e cavato gli occhi con una fibbia.
A parte questo, e a parte il volume di Gipi che invece non ho ancora terminato, anzi, sono in alto mare, e a parte il fatto che è già il secondo giorno che mi sveglio alle sei e mezza e non riesco a dormire, e a parte il fatto che domani andrò nuovamente a Milano, e a parte il fatto che uno spera sempre che le persone che ami o che hai amato valga sempre la pena amarle o averle amate e invece no, a parte tutto questo, dicevo, non sono poi così sicura di essere in tempo per salvarmi, Mu. O si va incontro a una specie di rivoluzione metafisica, a qualche stupefacente scoperta esistenziale, o è già finita qui. Ho esaurito le carte della speranza. Ho accumulato cose per un quarto di secolo, credendo che sarebbe stato semplice costruire un sentiero da seguire per arrivare chissà dove, e invece, vedi, non si arriva da nessuna parte, ci si limita a girare in tondo attorno a un finto cuore. Il lavoro, la casa, la famiglia: basta tagliare la gola al calvinista che è in noi, e il gioco è fatto.
Tra le pieghe di Facebook ho ritrovato persone di cui non avevo alcuna notizia. I vecchi compagni di scuola, per esempio. Alcuni addirittura delle elementari. Uno mi chiede se per caso anche al liceo fossi la prima della classe. Ma non ricordo di esserlo mai stata, nemmeno dalle suore. Anzi, è stata sempre la solita vecchia storia: bene in italiano, malissimo in matematica. Altri mi domandano: dove abiti? Cosa fai? La risposta alla seconda domanda è, sempre, insegnavo. E adesso che fai? Un cazzo, campo di rendita. Fin quando dura. E poi? E poi non lo so.
Poi forse preparo uno zaino da quindici chili e faccio il cammino di Santiago, e una volta lì mi butto in mare e vaffanculo.

Pubblicato il 18/11/2008 alle 8.38 nella rubrica Diario.

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