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indulgo

Io forse sono una cattiva persona perché non riesco a essere indulgente. Detesto le debolezze altrui. Le nevrosi che si sclerotizzano fino a tracimare nella vita di altri. I vizi, le tossicodipendenze, i disturbi alimentari e poi anche l'ansia, la depressione, e andare dallo psicologo anche se in fondo non hai un cazzo da raccontare, avresti solo prenderti per un orecchio e tirarti in strada a vivere. Ci hai problemi? Dimmi, ci hai problemi? Quando lui diceva che se era diventato un ubriacone era a causa nostra io, a tratti, gli credevo, ma nella maggior parte dei casi sapevo che prendeva in giro se stesso e cercava di scaricare, come sempre, cazzo, le responsabilità su di noi. Così io mi trovo, oggi, in bilico tra la fuga e l'autoflagellazione. Essere normale e salda è un po' un gioco di prestigio. Non sapere mai se dire "scusa" oppure "vaffanculo". Mica è roba da poco. E quando ci ho i problemi, se ne parlo mi sento un'idiota ridicola, e se non ne parlo mi viene l'esofagite da reflusso.
Moviola: io che entro in un negozio di antichità nei vicoli di Genova, palazzo nobiliare, volte affrescate cinquecentesche, passo con molta cautela (like an elephant etc. etc.) tra mobili pieni di ninnoli (alcuni bellissimi e nemmeno tanto cari) e al muro c'era pure un quadro di Vasarely a un prezzo tutto sommato ragionevole (nell'ipotesi che fosse originale) e in tutto questo legno e cristallo e argento e madreperla, io portavo con me, in un sacchetto, tecnologie sofisticate: una tavoletta grafica, un adattatore DVI, un remote control per la reflex. E non c'era nessuna contraddizione.
Uno potrebbe essere migliore e invece indulge sempre al peggio.

Pubblicato il 14/12/2008 alle 3.19 nella rubrica Diario.

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