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perché ho deciso di scendere dalla cattedra e mai più risalirci

Ieri, mentre stavo per uscire, ha squillato il telefono. Era una segreteria scolastica, cercavano un supplente per sostituire una docente in malattia. Ho detto di no, anche se per un attimo ho avuto la tentazione di dire di sì. E invece ho detto di no. Circa un mese fa, mentre varcavo per l'ultima volta la soglia della scuola media in cui ho insegnato (che parolone) per una settimana, mi sono detta basta. Basta supplenze. Basta scuola. Basta istruzione tradizionale, colleghe imbecilli, burocrazia inutile, ragazzi svogliati. Basta.
Sono tornata a casa piena di rabbia, con la giacca zuppa di pioggia. Ho cercato la copia di A in cui sapevo esserci un articolo sulla pedagogia libertaria. Ho fatto qualche ricerca in rete. Ho trovato ciò che mi interessava più di ogni altra cosa: un libro su Summerhill. Ho pure scaricato testi di Illich, Stirner, Vaneigem. Alcuni li conoscevo già, e li rileggo con piacere. Ho dato un'occhiata alle scuole libertarie nel mondo: sono tante, e funzionano. E se funzionano, ci sarà un motivo.
Nella mia breve esperienza scolastica, ho capito una cosa in particolare: i nostri istituti si basano su sistemi educativi obsoleti, che forse un tempo funzionavano (e dico forse) perché i docenti non avevano ancora perduto l'autorità. Gli studenti si applicano solo se minacciati. È la paura del brutto voto, della bocciatura, del rimprovero, che li porta a studiare. Anche per i migliori funziona così. Certo, l'amor proprio. Certo, il desiderio di imparare. Ma ogni ragazzo desidererebbe restare a letto la mattina piuttosto che andare a scuola. Tutti gli adolescenti odiano la scuola. È la normalità. Io odiavo la scuola da studente, e l'ho odiata da docente. È insopportabile la gestione degli spazi: lo spazio tra la cattedra e i banchi è incolmabile. Mi rendo conto che per la maggior parte del tempo stavo in piedi, o seduta sulla cattedra. Dietro la cattedra non si vedono bene i ragazzi, e i ragazzi non vedono bene il docente. Sarebbe meglio stare seduti a cerchio, per esempio.
Ma non si tratta solo di questo.
Il sistema attuale prevede ancora la figura autoritaria e coercitiva, che però è quasi del tutto scomparsa. Così il rendimento dei ragazzi peggior via via. Lo spauracchio della bocciatura è quasi scomparso. Ed è un bene, intendiamoci. Solo che a quello, e a tutti gli altri spauracchi e a tutti gli altri metodi di coercizione, non se ne sono sostituiti altri. Il vecchio sistema scolastico è scomparso, e al suo posto rimane solo un gran casino.
E non finisce qui.
I libri di testo fanno quasi tutti schifo. I libri di storia, quelli di filosofia, per non parlare delle antologie di letteratura. Sono pieni di errori grossolani, di tentativi non tanto nascosti di catechesi cattolica. Qualcuno con più esperienza di me potrebbe affermare il contrario, e convincermi di aver avuto solamente un po' di sfortuna. È probabile, ma attendo smentite. Nel frattempo, ho chiuso con l'insegnamento, e mi dedico allo studio della pedagogia libertaria.
Perché, vi giuro, se avessi un figlio, al pensiero di mandarlo a scuola mi si stringerebbe il cuore. 

Pubblicato il 3/1/2009 alle 23.33 nella rubrica Diario.

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