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gli appartamenti

Gli appartamenti. La carta da parati. Gli infissi. I sanitari. La tenda per la doccia, azzurra. I fornelli. Il lavello, doppio, di ceramica. I tappeti. Il divano. Il tavolo di vetro nel soggiorno. La libreria di design. Gli stucchi sul soffitto. I libri, ben disposti, uno squadernamento dei gusti dei padroni di casa. Copie del manifesto e di Alias. Vecchi numeri di Mad in bagno. Riviste di arredamento. Il televisore che non si accende mai. I vostri appartamenti, le vostre feste del cazzo. La vita mondana che diventa autocannibalismo. I cerchi nella notte. Le sigarette. La pioggia. Scusa, ti inzacchero la passatoia all'ingresso. Scusa, ti ho versato il moscato sulla tappezzeria della poltrona vintage nel tuo salotto arredato con lo stesso gusto di una parrucchiera cieca. Farsi le foto per poi correre a metterle in rete, per far vedere che sì, c'eravamo tutti, sì, ci siamo divertiti, sì, siamo fotogenici, giovani ed esistiamo.

Quante notti ritornano accanto a me
Vorrei prendere un volo e andarmene via
E sai che vorrei
Quante volte ho pensato alle mie follie
Giochi di ombra su altari di luce viva
per giungere a casa
Primavere inchiodate
spazzate via
E questa voce su un disco che gira e gira
e non è neanche mia
Quanti giorni passati a fissare il cielo
Avrei potuto ammazzarti con una mano
avessi avuto un motivo
Questi rami che crescono senza un dio
E questa voce su di un disco che gira e gira
e non è neanche mia

Pubblicato il 6/1/2009 alle 19.15 nella rubrica Diario.

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