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tre scrittori con la c

"La democrazia non prevede politica all'esterno del sistema democratico.
In tal senso la democrazia è totalitaria.
"
J. M. Coetzee, Diario di un anno difficile

Stamattina la luce del sole entrava dritta e bianca come mai l'avevo vista prima nella cucina dell'appartamento di Milano dove io e il padrone di casa abbiamo fatto colazione con caffè frittelle gorgonzola parlando di politica e bestemmiando gesù cristo (sempre sia lodato).
Quella luce bianca e dritta mi ha smosso un po' di sentimento per questa città infame – ho preso il tram fino al Piccolo e poi ho camminato lungo Corso Garibaldi fino alla libreria in cui già da ieri sera avevo progettato di andare per comprare l'ultimo Coetzee e un libro di Cioran, uno qualunque, dal momento che i due che mi erano stati consigliati, ovvero Squartamento e Sommario di decomposizione, sembrerebbero irreperibili. Ho scelto Il funesto demiurgo a causa dell'incipit incontestabile: "Se si eccettuano alcuni casi aberranti, l'uomo non è propenso al bene."
Perché ho deciso di affrontare Cioran? Per le stesse ragioni per cui qualche anno fa decisi di leggere Landolfi. Per coincidenze spaziali, temporali, esistenziali. La settimana scorsa sono entrata in una libreria chiedendo appunto i due titoli suggeriti. Un signore sulla sessantina, alto, con un soprabito chiaro, sentendomi fare il nome di Cioran ha cominciato a raccontare al libraio come pur avendone letto certi libri a vent'anni non si fosse tuttavia suicidato. E mentre raccontava questi suoi emozionanti episodi di vita vissuta a un volume senza dubbio superiore al limite massimo consentito da qualunque ASL che si rispetti, lanciava occhiate nella mia direzione, forse sperando che io, vinta dalla sua straordinaria resistenza al pessimismo di Cioran, lo invitassi a farmi sua seduta stante e senza alcun indugio, magari col plauso del libraio, dei commessi e degli altri clienti presenti.
Invece, non avendo trovato quello che cercavo, e dopo aver tenuto in mano Post mortem di Caraco incerta se comprarlo o meno e poi optando per il no – scelta saggia visto che pochi giorni dopo un amico ha deciso di farmene dono – sono uscita dalla libreria senza voltarmi indietro. La giusta colonna sonora per questi giorni è Aksak Maboul, Iva Bittová e John Lurie. I miei sogni prendono una piega bizzarra e qualcosa da qualche parte si è guastata. Da quanto tempo non annuso merda di coniglio?

Pubblicato il 8/4/2009 alle 16.11 nella rubrica Diario.

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