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non sai nulla di me e milano



Non sai nulla di me e Milano. Non sai che ci ho abitato per sei mesi, che andavo tutte le mattine al Parco Lambro a imparare a fare libri. Non sai che poi alla fine non ho trovato un lavoro, ma degli amici e una band sì. Non sai che questo mio ennesimo progetto non ti sarebbe piaciuto, sebbene nei tuoi momenti sì l'avresti comunque sostenuto e nei momenti no ti ci saresti appigliato per recriminare. Non sai che ho detto basta alle supplenze. Non sai che adesso porto i capelli molto corti. Non sai che ho un altro tatuaggio (ma del primo non ti sei mai accorto). Non sai che non ho ancora avuto bambini, né mi sono sposata. Non sai che ho imparato quell'arte in cui tu eccellevi: dar da parlare a perfetti sconosciuti se si è costretti dalle circostanze. Non sai che sono effettivamente quel fallimento che tu mi dicevi di essere. Non sai nemmeno che quest'anno ho deciso di abbronzarmi, e tutte le volte che sto al sole penso a te e al tuo sguardo di commiserazione per la mia carne bianca.
Non sai che ti sogno. Faccio due tipi di sogni: quelli commoventi, col flou, dove tu sei ancora vivo e sei bello, e c'è calore e ci abbracciamo e ci diciamo le cose o andiamo in giro; quelli realistici, in cui tu fai lo stronzo, ma così tanto lo stronzo che quando mi sveglio il pensiero che non ci sei più non è poi così sgradevole.
Quando fumo mi tocco la faccia come facevi tu. Sto seduta sulla sedia come ci stavi tu. Bestemmio la madonna come la bestemmiavi tu. Ci tengo a precisare come ci tenevi tu. Emetto giudizi sugli altri come li emettevi tu. Ascolto la musica a volumi spaventosi come la ascoltavi tu. Mangio in fretta come mangiavi tu. Sono disordinata come lo eri tu. Sono te, in tutto e per tutto.

Potevi almeno darmi dei polpacci come i tuoi, bastardo.

Pubblicato il 22/5/2009 alle 15.40 nella rubrica Diario.

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