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tu

Ti sono sopravvissuta. Cosa c'è di strano? Tu lo sapevi, l'hai saputo nel momento preciso in cui mi hai presa in braccio la prima volta. Avevo tanti capelli neri e tu avevi ricevuto un avviso di garanzia, ed eri spaventato, temevi che avresti dovuto lasciarmi per chissà quanto tempo, e invece no, eri innocente e non te ne sei andato. Abbiamo trascorso assieme un quarto di secolo, un numero di anni sufficiente per odiarci ma insufficiente per capirci. Ecco, non so perché io adesso non mi perdoni di esserti sopravvissuta. È nel normale ritmo delle cose sopravviverti, ma ciononostante non era così che doveva andare – tu avresti dovuto vivere nel ricordo, tu avresti dovuto vivere nel rimorso.

Pubblicato il 11/6/2009 alle 16.14 nella rubrica Diario.

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