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senilità



Muratori in casa, ristrutturazione del bagno. Casa che diventa rifugio un po' più simile a me. Ho scoperto che il soffitto del salone è alto 598 centimetri. Mi gonfio d'orgoglio e do ragione a mio nonno, che andava in giro impettito per il paese vantando questi soffitti alti (salvo poi smorzare tutto applicando alle pareti questa orrenda carta da parati che oramai ha i giorni contati). Con l'approssimarsi dell'età della ragione mi è passata la voglia di dispersione e ho pure cominciato ad andare al mare. Metto le ginocchia nella sabbia per assorbire anni di vita debosciata. Mi abbronzo: cazzo mi abbronzo. Dormo poco e male, come tutte le persone anziane. Guardo con una certa cupidigia la boccetta di lexotan di mia madre, ma so che è quella x a sedurmi, che non c'è nient'altro, e che comunque dovrei fare i conti con mia madre senza lexotan e non va bene. Ascolto mio fratello e mia cognata parlare di matrimonio, seduti al tavolo di una pizzeria a centinaia di metri sul livello del mare. Lei dice, tra le altre cose, che il poker non dovrebbe essere piazzato il lunedì sera perché così le mogli restano sole. Meglio, molto meglio la domenica pomeriggio, così le mogli hanno tempo e silenzio per fare il bucato e rassettare la casa. Mio fratello non so se è d'accordo. Penso di sì. O meglio: è confortato. Immagino ci si possa sentire confortati. Anche io mi sentirei confortata da un lavoro, una famiglia, delle regole. Sedersi a tavola assieme, alzarsi assieme. Sposarsi per non sentirsi soli, per non essere soli. Festeggiare gli anniversari. Ubriacarsi di nascosto. Svegliarsi la mattina, farsi la barba e sentirsi uomini di sostanza che hanno la famiglia, la moglie gravida, la cristalleria in soggiorno. Tutto questo, se ben fatto, è ben fatto. Io nutro ammirazione (altro segno di senilità, che ve lo dico a fare).
Ci sono alcuni cuccioli in arrivo. Tipo quattro o cinque. Alcuni di loro mi faranno sentire un po' zia. Sono nata zia. Se mio fratello non mi rende zia a tutti gli effetti m'incazzo. Voglio essere la zia stramba della famiglia. Quella che si va a trovare ogni tanto. Che fa divertire i nipotini. Che li ospita quando a quattordici anni litigano con i genitori e non sanno dove andare, e allora vengono da me perché qui hanno i fumetti strani da leggere sdraiati sul pavimento del salone (appunto) senza che nessuno dica loro di non sporcarsi. La zia a cui chiedere: zia, perché non hai dei bambini? Oppure: perché non ti sei sposata? Oppure: cosa stiamo ascoltando, zia?
Questa è la mia particolare declinazione di desiderio di stabilità: un nano disceso dai lombi (brrr) di mio fratello che mi voglia bene come si può voler bene a una zia stramba coi capelli grigi.
Neanche trent'anni e mi sento già vecchia, vecchia, vecchia e fuori gioco.

Pubblicato il 28/7/2009 alle 9.34 nella rubrica Diario.

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